"... Nessuno può rivelarvi alcunché se non ciò che già giace semi-addormentato nell'albeggiare della vostra conoscenza. L'insegnante che cammina all'ombra del tempio, tra i suoi seguaci, non dà la sua saggezza ma piuttosto la sua fede e il suo amore. S'egli è davvero saggio non vi offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma vi conduce piuttosto alla soglia della vostra stessa mente...

(Khalil Gibran)

lunedì 27 gennaio 2020

Le buone erbe e le buone piante - Febbraio


Dalla tradizione Siciliana 



(Pag 163)


Le buone erbe e le buone piante - Febbraio 



Fioriscono in febbraio:



Nome della pianta
Luogo dove nasce
Uso
Anèmuli sarvaggi

Càvulu di rocca
Nelle praterie.

Nelle rupi calcaree.


Esterno: detersivo (atto ad asciugare e nettare).


Nelle infiamma-zioni croniche degli organi respiratorii.

Ruca o Aruca
Nella Piana di Catania e in Castrogiovanni.
Antiscorbutico.


Mennula duci e amara


Nelle rupi calcàree.
Irritazione dello stomaco. Febbri intermittenti.

Denti di liuni

Nelle colline erbose.


Tonizzante (che rinvigorisce lo stomaco).

Camedriu biancu


Nei luoghi vulcanici, nelle siepi.
Decotti ed infusi (liquidi) tonico – eccitanti.

Erva di San Franciscu.

Nelle siepi e nei boschi.


Contro l'itterizia, le emorragie, la dissenteria.

Nucidda

Nei boschi di Polizzi, Tortorici, Piazza Armerina.

Nelle irritazioni gastriche.

Gurra


Lungo i fiumi e nelle terre umide.

Nelle febbri periodiche.

venerdì 10 gennaio 2020

Le buone erbe e le buone piante - Gennaio

Dalla tradizione Siciliana 





(pag 159)

Le buone erbe e le buone piante.Gennaio.



Fioriscono in gennaio:



Nome della pianta
Luogo dove nasce
Uso
Cardamina
 Nelle selve e nei muri
 Antiscorbutica.

Viola di jardinu
 Nelle selve e nelle siepi.
 Infiammazioni degli organi respiratori.

Pannizzeddu di la Ma­donna
 Nelle praterie.
 Come nervino (agisce sui nervi) e diaforetico (sudorifero).

Sempriviva ad arvuliddu

 Nelle rupi calcaree, vicino al mare.
 Nelle afte (ulcerette della bocca) dei bambini, nelle scottature.

Spinedda cu fogghi larguliddi

 Nelle arene delle spiagge.

 Purgativo.

Racinedda di tìnciri
 Nelle foreste ombrose.
 Violento purgativo.

Addàuru
(Alloro)

 Nei boschi e nei valloni.

 Nelle digestioni lente, nei reumatismi, nelle contusioni.

Loriola vera

 Nei boschi alpestri.

 Violento purgativo.

I proverbi del mese.

Jinnaru fa lu piccatu e Maju nn'è ’ncurpatu.
Nun cc’è gaddina ca di Jinnaru nun fa ova.
La bona manciatura fa la vèstia bona.

domenica 28 ottobre 2012

Habemus Cinnamomum zeylanicum (Cannella)...


Ogni anno provo a portarmi qualche ricordo dal posto in cui vado a passare le ferie.
Quest'anno ho provato con delle piantine di spezie, sapendo bene che sarebbe stata dura farle acclimatare e far sopravvivere a Torino.
Ma ecco che dopo poco più di un mese si intravvede la speranza.
Una delle due piantine di Cannella fa  intravvedere un nuovo germoglio e sono estremamente felice di farvi partecipe.

ECCOLO!!

Cannella




Ma anche il Cardamomo  (Elettaria cardamomum) da segni di speranza.

Cardamomo

Mentre discorso a parte devo fare per 'annatto' o 'achiote' la cosiddetta pianta del rossetto (Bixa orellana) alcune piantine sono venute su dai semi.
Anatto
Devo però annunciare la dipartita delle piantine di Eugenia caryophyllata   (Chiodo di garofano) infatti lo stelo che vedete dietro la piantina di Annatto è quel che rimane di uno dei tre tetativi...sarà per la prossima volta.

A presto per altre notizie.

mercoledì 19 settembre 2012

Mango (Mangifera indica)

Dalle mie vacanze ho portato un po' di cose tra cui alcuni frutti di mango.
Certo avere una pianta di mango a Torino è da folli ... ma io sono abbastanza folle da provarci.

Per prima cosa ho provveduto  a far fuori il succulento frutto e vi assicuro che era da sogno.













Poi ho provveduto ad aprire il grosso seme, facendo molta attenzione a non tagliarmi una mano.






Ho estratto il seme che ricorda un grosso fagiolo.

L'ho messo per alcune ore (8)  in una soluzione di acqua e solfato di rame.

Per finire ho provveduto alla semina in un vaso e ora non resta che spettare...

Vi terrò informati...

L'anziano Bantu zanzibariano consigliava poi di metterlo a dimora in una bella buca in cui seppellire prima una bella testa umana. Ma è un concime difficile da reperire; anche se ho prova che la cosa funzione dato che vi è una strada a Zanzibar di molti chilometri, che porta alla foresta di Jozani, fiancheggiata da centinaia di alberi secolari di mango impiantati dai dominatori arabi sulle teste di schiavi.

martedì 18 settembre 2012

Il diabete nella tradizione siciliana

Il diabete, a causa della nostra alimentazione, è oramai una malattia sociale. Ma anche nell'antichità era una temibile malattia e i cosiddetti "guaritori" cercavano di tenere sotto controllo la glicemia con una serie i erbe che mi accingo ad elencare (vi ricordo che la Sicilia è la patria di famosissimi maghi e guaritori, uno per tutti, Giuseppe Balsamo conosciuto come Cagliostro).



Artemisia bianca
Erba ianca, Erva janca, Erva vranca

(Artemisia arborescens)

Si usavano i grappoli fioriti (maggio - settembre) di piccoli fiorellini gialli, essiccati in luogo areato e senza troppa luce. In forma di decotto in infusione prolungata anche 20 minuti.
Dall'Artemisia si ricava l'assenzio che non va mai usato con i sali di zinco, piombo e ferro. L'assenza è un veleno se non ben dosato.
L'artemisia è anche un sedativo e digestivo ma da usare con molta cautela per la sua tossicità.
La tradizione vuole che bruciandolo si sprigionino vapori che servono per accentuare i poteri psichici e medianici e per proteggersi da malefici.
L'infusione si usava per pulire specchi divinatori e sfere magiche.



 La ballota (Ballota hispanica), volgarmente nota come marrubbiu niuru e diffuso allo stato spontaneo negli incolti ai margini dei boschi o all'ombra dei cespugli, è una perenne della famiglia della menta (Lamiaceae) che viene usata attualmente in ambito erboristico come sedativo generale del sistema nervoso. Di norma si usa Ballota foetida, mentre B. hispanica citata non viene riportata di norma di uso corrente. In Sicilia quest'ultima viene popolarmente utilizzata per abbassare la glicemia. Tuttavia come riporta il Calcara nel suo Florula medica siciliana (1851) l'uso della ballota è affine a quella del marrubio, altra pianta fortemente amara che può contribuire a limitare l'assorbimento degli zuccheri introdotti con l'alimentazione.

Le foglie di pesco e di noce sono rimedi comuni contro il diabete. L'infuso di esse, raccolte allo stadio giovanile gioverebbe tradizionalmente a controllare l'iperglicemia. Proprietà riconosciuta soprattutto per le foglie di noce che vengono di norma utilizzate anche nella pratica erboristica attuale a tal fine.

Tra le altre piante usate per contrastare i problemi di glicemia citiamo alcune erbe alimentari di grande importanza nell'uso popolare e costituiscono un capitolo a parte nel trattamento della glicemia.
Prima tra tutte la Crepis vesicaria, nota come radicchiella  o rizzaredda, di sapore appena amarostico con proprietà depurative e ipoglicemizzanti. Cresce dal piano fino ai 1000 metri di altitudine ed è piuttosto comune negli incolti. Se ne raccoglie la rosetta di foglie basali prima della fioritura, da consumarsi di norma lessate in padella, da sola o accompagnata ad altre verdure di campagna.

Di uso analogo è Hypochaeris radicata, molto apprezzata come erba alimentare con il nome locale di cosc'i vecchia, di sapore analogo alla radicchiella e di preparazione simile. Condivide con la specie precedente anche l'habitat di crescita trattandosi di erbe molto comuni nelle campagne.

Ancora trattando di piante alimentari utili per abbassare la glicemia non si può non citare forse la più importante erba alimentare del territorio etneo, Brassica fruticulosa, localmente noto come cavuliceddu (con diverse desinenze in base alla zona di raccolta) e ampiamente utilizzato nella cucina popolare di Sicilia. Di sapore delicato e molto comune in campagna, consumata in numerose preparazioni.

Talvolta anche l'asparago selvatico (Asparagus acutifolius), molto comune al margine dei boschi, su terreni aridi e sassosi, ma anche in pianura in zone più umide, viene consumato allo scopo di abbassare la glicemia. Il suo uso a tal fine però è meno frequente rispetto alle specie sopra indicate.

mercoledì 28 dicembre 2011

L'ERBA DELLA PAURA (SIDERITE-STACHYS RECTA)





Circa 25 anni fa ho cominciato la mia lunga e piacevole carriera di Erborista, dopo l'Università dovevo scegliere se andare a lavorare in una Farmacia e vendere "cose" fatte da altri o costruirmi un rapporto con le persone. La scelta che ho fatto è stata una delle migliori della mia vita, dopo mia figlia naturalmente.
Lo dico con orgoglio sono stata una "pioniera" dell'Erboristeria, conosco vita morte e miracoli delle ditte più grosse sul mercato e i loro prodotti.
Ma ho curato sempre in particolare modo la tradizione popolare e proprio in questa ho trovato le migliori soddisfazioni.
Ritornare a quando non esistevano i negozi, quando per raggiungere la "città" bisognava alzarsi alle tre della notte e camminare decine di km.
Quando i dottori si spostavano per le campagne a dorso di mulo e i più fortunati a cavallo, quando si affrontavano da soli tutti i problemi di salute con le "ricette" tramandate dalle nonne.
Nella zona dove abito c'è una tradizione particolarmente affascinante per l'uso e il modo di fare.
La famosa ERBA DELLA PAURA.


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LA STORIA
In Toscana si usa un'erba che cresce spontaneamente, chiamata volgarmente "erba della paura", in botanica SIDERITE ( Stachys recta ), è conosciuta di più per il suo uso esterno e il popolo l'utilizza per "curare" tutte quelle sensazioni di agitazione ed ansia, caratteristiche dopo piccoli o grandi shock.
E' conosciuta in buona parte della regione ed in alcuni paesi dell'Emilia Romagna. E' presente anche sulle Dolomiti, in Abruzzo e in Val d'Aosta .

LA RACCOLTA
Viene effettuata, secondo la tradizione, il 24 giugno, solstizio d'estate e viene conservata in mazzetti a forma di "pugno" che servono, come dice il popolo "a colpire la paura".

L'USO
Si prepara utilizzando una dose, il "pugno", in circa 4 o 5 litri di acqua (alcuni aggiungono un rametto di foglie di ulivo ,un pizzicotto di sale e un pezzetto di pane) facendo bollire lentamente il tutto per circa 45 minuti.
Il liquido ottenuto, previo intiepidimento e colatura, servirà a farsi "lavare" la paura. Il lavaggio deve sempre essere fatto da un'altra persona e con la stessa mano.
Si procede con l'immersione della mano nell'acqua e si deterge il viso, il collo davanti e le orecchie, le braccia con le mani sia sopra che sotto, le gambe dalla coscia ai piedi compreso il sottopiede, il tutto ripetuto complessivamente per tre volte. Mentre si fa questa operazione devono essere pronunciate queste parole

Col nome di Gesù di Maria
La paura la vada via
Col nome di Gesù e di San Pietro
La paura ritorni indietro.

Si ripeterà per tre giorni successivi che non siano il Martedì ed il Venerdì, quindi i giorni giusti saranno il Sabato, La Domenica ed il Lunedì , o almeno come dicono tutti " I GIORNI SENZA LA ERRE".

IL RISULTATO
E' immediatamente visibile in questo primo lavaggio : se il liquido assumerà di norma un aspetto "borraccinoso", come l'acqua di un fiume inquinato allora la "paura c'è".
Diminuirà al secondo lavaggio fino a scomparire con il terzo.
Se non sarà la paura a creare lo stato d 'alterazione nella persona, allora l'acqua rimarrà limpida fin dal primo lavaggio, procurando comunque uno stato di tranquillità specialmente notturna.
In Toscana alcune donne anziane continuano il tradizionale lavaggio, e tramandano il modus operandi solamente a donne che loro scelgono, mentre solo pochi raccoglitori la cercano.

venerdì 23 dicembre 2011

Buone Feste


Anche quest'anno il nostro solito appuntamento con Voi per augurare Buone Feste.
Ma prima permettetemi una piccola riflessione...

Stiamo vivendo giorni bui in cui non è più possibile aprire un giornale o accendere la televisione senza sentire che la politica, l'economia e la vita di tutti gli uomini sono nelle mani di pochi al potere che infischiandosene di tutti fanno conti su carta e non con il portafoglio.
GENTE e non riesco a trovare un'altra parla per definirli!!!!!...che

- NON HANNO MAI FATTO la spesa al supermercato
- NON SONO MAI ANDATI a comprare un abito nelle bancarelle dei mercati cercando non la qualità ma solo un prezzo accessibile alla proprie tasche
- NON HANNO MAI VISTO persone anziane con visi tristi scuotere continuamente il capo
- NON HANNO MAI TOCCATO con mano la povertà cominciare a fare da padrona nelle città
- NON HANNO MAI VISTO vecchi frugare nei cassonetti della spazzatura
- NON HANNO MAI VISTO facce tristi che non hanno voglia di dare o ricevere auguri (auguri per cosa poi non si capisce)
- NON HANNO MAI INCONTRATO occhi che vedono un futuro sempre più nero
- NON HANNO MAI FATTO la fila alle Poste per pagare bollette sempre più assurde di consumi inesistenti
- NON HANNO IN CASA ragazzi che non hanno più voglia di studiare perchè non avranno mai un lavoro
- NON CONOSCONO ragazze senza la volontà di innamorarsi per formare una famiglia e vivere insieme ad un compagno
- NON SANNO COSA VUOL DIRE non desiderare un figlio perchè non sai che futuro gli sarà riservato
- NON HANNO MAI PARLATO CON GLI ITALIANI per sapere che tipo di vita vivono ogni giorno

Troppo bello troppo comodo vivere fra loro in una casta sempre più inaccessibile e sempre più lontana e isolata dal popolo che in fin dei conti paga i loro stipendi da nababbi con un'enormità di sacrifici e di rinunce.
Mi chiedo come mai ancora non siamo ritornati ai servi della gleba, allo ius primae noctis, al diritto di vita e di morte su ogni abitante che ingenuamente ha eletto chi doveva rappresentare e difendere gli interessi dei più deboli.
In questo stato pre-natalizio mi viene a mente solo una poesia.
Non me ne vogliate troppo, ma sto rendendo pubbliche le idee della maggior parte degli Italiani che si sentono presi per il c...

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Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)
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BUONE FESTE cari Lettori

lunedì 19 settembre 2011

Marmellata di uva zibibbo

Ho notato un calo di presenze nel blog dovuto chiaramente alla poche novità di nuovi post pubblicati e per questo voglio regalarvi una ricetta della mia cara zia. Una ricetta “secreta”, una di quelle che solo dopo una vita riesci ad ottenere e di cui la difficoltà alla fine scopri che sono gli ingredienti. Una difficoltà dovuta al loro reperimento ma che mi portano a sperimentare varianti per sopperire a questa naturale difficoltà.

Marmellata di zibibbo

Ingredienti: originari
1 kg di uva zibibbo
250 grammi di zucchero
2 mele cola dell’Etna.
Buccia grattugiata di un limone fresco non trattato

Ingredienti alternativi
1 Kg di uva moscato
300 grammi di zucchero
1 mela renetta
Buccia grattugiata di un limone fresco non trattato

Prima di passare alla descrizione della ricetta volevo soffermarmi sullo zibibbo e su le mele cola:

Zibibbo
 


Il termine deriva dall’arabo zabīb che significa uvetta, uva passa, è un vitigno che viene anche detto moscato d’Alessandria (Alessandria d’Egitto, naturalmente) o moscato di Spagna, questo vitigno assume la sua apoteosi a Pantelleria ma non disdegna di maturare bene in tutta l’isola sicana.
Le mele cola

Sono una qualità unica della zona dell’Etna somigliano alle Limoncelle si presentano a forma cilindrica arrotondata, buccia gialla lentigginosa che sprigiona un odore unico che richiama antichi ricordi ancestrali, la polpa è croccante, succosissima e leggermente acidula.

Preparazione della marmellata 

Lavare l’uva e lasciarla ad asciugare al sole coprendola con un velo per un paio di giorni avendo cura di rigirarla spesso per evitare muffe, mia zia usava un canneto lo stesso dei pomodori secchi. Si schiaccia l’uva con le mani in un capiente recipiente di ceramica. In tutta la preparazione si dovrebbe evitare il contatto con i metalli, ma su questo non sono sicuro che serva realmente a qualcosa o è solo una tradizione.
Tolti i raspi e schiacciati ed aperti i chicchi si mette succo e chicchi in una pentola di terracotta, io ho provato anche su una smaltata e il risultato è stato ottimo, la prossima volta proverò sull’inox .
Si provvede ad una cottura a fuoco lento con un continuo rimescolare per favorire l’evaporazione di quanta più acqua possibile, cottura che si protrae per max 10 minuti.
Nel frattempo preparate dei tocchetti di mele con tutta la buccia e senza i semi.
Aggiungete i tocchetti di mele e fate cuocere per altri 10 minuti, quando la buccia delle mele si è staccata spegnere e lasciare raffreddare sino a che si possa toccare con le mani.
Con l’aiuto di una “criu” – setaccio e delle vostre sante mani, passate il composto cercando di far passate tutto tranne i semi dell’uva, la prossima volta proverò un passatutto, poiché l’operazione si è rivelata lunga, laboriosa e faticosa.
Il risultato va rimesso in pentola e con l’aggiunta dello zucchero e del limone grattugiato, vale sempre la raccomandazione di non grattugiare il bianco del limone se non volete che la vostra marmellata diventi amara. Cuocere lentamente per ridurre il composto e dargli una densità accettabile.
Invasare, sterilizzare in forno a 100 gradi, chiudere e capovolgere i vasi, riporre in luogo fresco e al buio. Ottima con i formaggi super stagionati oltre che semplicemente su una fetta di pane casalingo.

domenica 8 maggio 2011

INNO A ISIDE (la grande madre)


Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

(III- IV secolo avanti Cristo,
rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto.)

sabato 7 maggio 2011

PULITUTTO E LAVAVETRI FAI-DA-TE



Per 500 ml servono:

- 100 ml di alcool per liquori
- 400 ml di acqua distillata
- 8/10 gocce di detersivo per piatti
- qualche goccia di olio essenziale profumato (limone, menta, arancio, ecc.) a scelta.



Miscelare il tutto in uno spruzzino.
E' efficace e deliziosissimo!

* l'acqua distillata non è sempre necessaria: se l'acqua di casa vostra non è particolarmente calcarea va benissimo.
Altrimenti un'acqua dura rischia di lasciare aloni di calcare sulle cose più delicate e visibili, tipo vetri; in questo caso meglio usare acqua distillata.

* l'alcool alimentare bianco è inodore e ottimo per questo detersivo, ma parecchio costoso. Se non vi da fastidio l'odore dell'alcool rosa si può usare anche quello. In effetti però lo spruzzino con alcool inodore e oli essenziali è di una piacevolezza speciale!