"... Nessuno può rivelarvi alcunché se non ciò che già giace semi-addormentato nell'albeggiare della vostra conoscenza. L'insegnante che cammina all'ombra del tempio, tra i suoi seguaci, non dà la sua saggezza ma piuttosto la sua fede e il suo amore. S'egli è davvero saggio non vi offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma vi conduce piuttosto alla soglia della vostra stessa mente...

(Khalil Gibran)

venerdì 31 gennaio 2020

Piante che aiutano le api - Sidalcea Oregana

Sidalcea Oregana

Originaria del nord America è una pianta da fiore perenne. Produce fiori a campanula, di colore bianco rosa o lilla che sbocciano su tutta la lunghezza degli steli. Ottimi per composizioni floreali.
La S. Oregana ama terreni leggeri, ben drenati, un po’ sabbiosi, calcarei. Fare attenzione affinché il terreno dreni ma permetta di mantenere una buona umidità.




Moltiplicazione

Si possono, in primavera, ottenere nuove piante per divisione dei cespi facendo attenzione a lasciare forti e vigorose radici. Le piante poste a dimora e vanno innaffiate regolarmente per le prime settimane.
La semina si effettua a dimora già nei primi giorni di maggio per evitare il trapianto dato la fragilità delle giovani radici.

Malattie

Gli afidi attaccano i fiori e i germogli appena si nota la presenza di questi parassiti procedere decisamente alla loro eliminazione.
Un metodo naturale è quello di mettere a macerare il tabacco di due sigarette in un litro di acqua per alcuni giorni e nebulizzare le piante infestate dai parassiti.

Ho utilizzato una variante a questa ricetta aggiungendo 100 gr di foglie di ortica nella macerazione per un prodotto ancora più efficace e naturale.

lunedì 27 gennaio 2020

Le buone erbe e le buone piante - Febbraio


Dalla tradizione Siciliana 



(Pag 163)


Le buone erbe e le buone piante - Febbraio 



Fioriscono in febbraio:



Nome della pianta
Luogo dove nasce
Uso
Anèmuli sarvaggi

Càvulu di rocca
Nelle praterie.

Nelle rupi calcaree.


Esterno: detersivo (atto ad asciugare e nettare).


Nelle infiamma-zioni croniche degli organi respiratorii.

Ruca o Aruca
Nella Piana di Catania e in Castrogiovanni.
Antiscorbutico.


Mennula duci e amara


Nelle rupi calcàree.
Irritazione dello stomaco. Febbri intermittenti.

Denti di liuni

Nelle colline erbose.


Tonizzante (che rinvigorisce lo stomaco).

Camedriu biancu


Nei luoghi vulcanici, nelle siepi.
Decotti ed infusi (liquidi) tonico – eccitanti.

Erva di San Franciscu.

Nelle siepi e nei boschi.


Contro l'itterizia, le emorragie, la dissenteria.

Nucidda

Nei boschi di Polizzi, Tortorici, Piazza Armerina.

Nelle irritazioni gastriche.

Gurra


Lungo i fiumi e nelle terre umide.

Nelle febbri periodiche.

venerdì 10 gennaio 2020

Le buone erbe e le buone piante - Gennaio

Dalla tradizione Siciliana 





(pag 159)

Le buone erbe e le buone piante.Gennaio.



Fioriscono in gennaio:



Nome della pianta
Luogo dove nasce
Uso
Cardamina
 Nelle selve e nei muri
 Antiscorbutica.

Viola di jardinu
 Nelle selve e nelle siepi.
 Infiammazioni degli organi respiratori.

Pannizzeddu di la Ma­donna
 Nelle praterie.
 Come nervino (agisce sui nervi) e diaforetico (sudorifero).

Sempriviva ad arvuliddu

 Nelle rupi calcaree, vicino al mare.
 Nelle afte (ulcerette della bocca) dei bambini, nelle scottature.

Spinedda cu fogghi larguliddi

 Nelle arene delle spiagge.

 Purgativo.

Racinedda di tìnciri
 Nelle foreste ombrose.
 Violento purgativo.

Addàuru
(Alloro)

 Nei boschi e nei valloni.

 Nelle digestioni lente, nei reumatismi, nelle contusioni.

Loriola vera

 Nei boschi alpestri.

 Violento purgativo.

I proverbi del mese.

Jinnaru fa lu piccatu e Maju nn'è ’ncurpatu.
Nun cc’è gaddina ca di Jinnaru nun fa ova.
La bona manciatura fa la vèstia bona.

lunedì 4 marzo 2013

Ferula communis




Ferula; questa pianta mi riporta ai rari momenti di riposo che si concedeva mio nonno davanti alla “casedda” della sua adorata vigna. Con i fusti di questa pianta si costruiva sgabelli e tavolini per consumare più comodamente il pasto in campagna e di ferula era fatto il frialoro che svettava sul tetto della casedda utilissimo nelle mattinate d’estate quando si “insuffarava” la vigna.
Ma la ferula ha una storia antichissima.

Il termine deriva da fero che significa portare, era infatti un valido strumento per portarsi dietro il fuoco e veniva utilizzato già nella notte dei tempi per questo scopo, mi piace immaginarmi navi di fenici con un orcio contenente una ferula che bruciava lentamente.

E come non parlare del bastone di Dionisio il Tirso di cui la ferula era l’anima a chi si intrecciavano ie avviluppavano da ramoscelli di edera e sormontato da una pigna e come l’asino, sacro al Dio, sia uno dei pochi animali capace di cibarsi senza subirne l’effetto emorragico.

 I greci chiamavano la ferula narthex e da questo deriva il Nartece che indica il luogo in cui l’officiante invitava proprio con il bastone fatto di ferula i penitenti separandoli dal resto della comunità di battezzati.
Altro ricordo
Il piegare la cima della pianta per poi quando sarà adulta ottenere un comodo bastone da passeggio a cui poggiarsi.

E non ultimo la ferula papale che riassume tutte le esposizioni dette.
E che con tutti gli altri simboli entra nell'attualità di questi giorni in cui si aspetta il nuovo PAPA.

domenica 28 ottobre 2012

Habemus Cinnamomum zeylanicum (Cannella)...


Ogni anno provo a portarmi qualche ricordo dal posto in cui vado a passare le ferie.
Quest'anno ho provato con delle piantine di spezie, sapendo bene che sarebbe stata dura farle acclimatare e far sopravvivere a Torino.
Ma ecco che dopo poco più di un mese si intravvede la speranza.
Una delle due piantine di Cannella fa  intravvedere un nuovo germoglio e sono estremamente felice di farvi partecipe.

ECCOLO!!

Cannella




Ma anche il Cardamomo  (Elettaria cardamomum) da segni di speranza.

Cardamomo

Mentre discorso a parte devo fare per 'annatto' o 'achiote' la cosiddetta pianta del rossetto (Bixa orellana) alcune piantine sono venute su dai semi.
Anatto
Devo però annunciare la dipartita delle piantine di Eugenia caryophyllata   (Chiodo di garofano) infatti lo stelo che vedete dietro la piantina di Annatto è quel che rimane di uno dei tre tetativi...sarà per la prossima volta.

A presto per altre notizie.

mercoledì 19 settembre 2012

Mango (Mangifera indica)

Dalle mie vacanze ho portato un po' di cose tra cui alcuni frutti di mango.
Certo avere una pianta di mango a Torino è da folli ... ma io sono abbastanza folle da provarci.

Per prima cosa ho provveduto  a far fuori il succulento frutto e vi assicuro che era da sogno.













Poi ho provveduto ad aprire il grosso seme, facendo molta attenzione a non tagliarmi una mano.






Ho estratto il seme che ricorda un grosso fagiolo.

L'ho messo per alcune ore (8)  in una soluzione di acqua e solfato di rame.

Per finire ho provveduto alla semina in un vaso e ora non resta che spettare...

Vi terrò informati...

L'anziano Bantu zanzibariano consigliava poi di metterlo a dimora in una bella buca in cui seppellire prima una bella testa umana. Ma è un concime difficile da reperire; anche se ho prova che la cosa funzione dato che vi è una strada a Zanzibar di molti chilometri, che porta alla foresta di Jozani, fiancheggiata da centinaia di alberi secolari di mango impiantati dai dominatori arabi sulle teste di schiavi.

martedì 18 settembre 2012

Il diabete nella tradizione siciliana

Il diabete, a causa della nostra alimentazione, è oramai una malattia sociale. Ma anche nell'antichità era una temibile malattia e i cosiddetti "guaritori" cercavano di tenere sotto controllo la glicemia con una serie i erbe che mi accingo ad elencare (vi ricordo che la Sicilia è la patria di famosissimi maghi e guaritori, uno per tutti, Giuseppe Balsamo conosciuto come Cagliostro).



Artemisia bianca
Erba ianca, Erva janca, Erva vranca

(Artemisia arborescens)

Si usavano i grappoli fioriti (maggio - settembre) di piccoli fiorellini gialli, essiccati in luogo areato e senza troppa luce. In forma di decotto in infusione prolungata anche 20 minuti.
Dall'Artemisia si ricava l'assenzio che non va mai usato con i sali di zinco, piombo e ferro. L'assenza è un veleno se non ben dosato.
L'artemisia è anche un sedativo e digestivo ma da usare con molta cautela per la sua tossicità.
La tradizione vuole che bruciandolo si sprigionino vapori che servono per accentuare i poteri psichici e medianici e per proteggersi da malefici.
L'infusione si usava per pulire specchi divinatori e sfere magiche.



 La ballota (Ballota hispanica), volgarmente nota come marrubbiu niuru e diffuso allo stato spontaneo negli incolti ai margini dei boschi o all'ombra dei cespugli, è una perenne della famiglia della menta (Lamiaceae) che viene usata attualmente in ambito erboristico come sedativo generale del sistema nervoso. Di norma si usa Ballota foetida, mentre B. hispanica citata non viene riportata di norma di uso corrente. In Sicilia quest'ultima viene popolarmente utilizzata per abbassare la glicemia. Tuttavia come riporta il Calcara nel suo Florula medica siciliana (1851) l'uso della ballota è affine a quella del marrubio, altra pianta fortemente amara che può contribuire a limitare l'assorbimento degli zuccheri introdotti con l'alimentazione.

Le foglie di pesco e di noce sono rimedi comuni contro il diabete. L'infuso di esse, raccolte allo stadio giovanile gioverebbe tradizionalmente a controllare l'iperglicemia. Proprietà riconosciuta soprattutto per le foglie di noce che vengono di norma utilizzate anche nella pratica erboristica attuale a tal fine.

Tra le altre piante usate per contrastare i problemi di glicemia citiamo alcune erbe alimentari di grande importanza nell'uso popolare e costituiscono un capitolo a parte nel trattamento della glicemia.
Prima tra tutte la Crepis vesicaria, nota come radicchiella  o rizzaredda, di sapore appena amarostico con proprietà depurative e ipoglicemizzanti. Cresce dal piano fino ai 1000 metri di altitudine ed è piuttosto comune negli incolti. Se ne raccoglie la rosetta di foglie basali prima della fioritura, da consumarsi di norma lessate in padella, da sola o accompagnata ad altre verdure di campagna.

Di uso analogo è Hypochaeris radicata, molto apprezzata come erba alimentare con il nome locale di cosc'i vecchia, di sapore analogo alla radicchiella e di preparazione simile. Condivide con la specie precedente anche l'habitat di crescita trattandosi di erbe molto comuni nelle campagne.

Ancora trattando di piante alimentari utili per abbassare la glicemia non si può non citare forse la più importante erba alimentare del territorio etneo, Brassica fruticulosa, localmente noto come cavuliceddu (con diverse desinenze in base alla zona di raccolta) e ampiamente utilizzato nella cucina popolare di Sicilia. Di sapore delicato e molto comune in campagna, consumata in numerose preparazioni.

Talvolta anche l'asparago selvatico (Asparagus acutifolius), molto comune al margine dei boschi, su terreni aridi e sassosi, ma anche in pianura in zone più umide, viene consumato allo scopo di abbassare la glicemia. Il suo uso a tal fine però è meno frequente rispetto alle specie sopra indicate.