"... Nessuno può rivelarvi alcunché se non ciò che già giace semi-addormentato nell'albeggiare della vostra conoscenza. L'insegnante che cammina all'ombra del tempio, tra i suoi seguaci, non dà la sua saggezza ma piuttosto la sua fede e il suo amore. S'egli è davvero saggio non vi offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma vi conduce piuttosto alla soglia della vostra stessa mente...

(Khalil Gibran)

lunedì 4 marzo 2013

Ferula communis




Ferula; questa pianta mi riporta ai rari momenti di riposo che si concedeva mio nonno davanti alla “casedda” della sua adorata vigna. Con i fusti di questa pianta si costruiva sgabelli e tavolini per consumare più comodamente il pasto in campagna e di ferula era fatto il frialoro che svettava sul tetto della casedda utilissimo nelle mattinate d’estate quando si “insuffarava” la vigna.
Ma la ferula ha una storia antichissima.

Il termine deriva da fero che significa portare, era infatti un valido strumento per portarsi dietro il fuoco e veniva utilizzato già nella notte dei tempi per questo scopo, mi piace immaginarmi navi di fenici con un orcio contenente una ferula che bruciava lentamente.

E come non parlare del bastone di Dionisio il Tirso di cui la ferula era l’anima a chi si intrecciavano ie avviluppavano da ramoscelli di edera e sormontato da una pigna e come l’asino, sacro al Dio, sia uno dei pochi animali capace di cibarsi senza subirne l’effetto emorragico.

 I greci chiamavano la ferula narthex e da questo deriva il Nartece che indica il luogo in cui l’officiante invitava proprio con il bastone fatto di ferula i penitenti separandoli dal resto della comunità di battezzati.
Altro ricordo
Il piegare la cima della pianta per poi quando sarà adulta ottenere un comodo bastone da passeggio a cui poggiarsi.

E non ultimo la ferula papale che riassume tutte le esposizioni dette.
E che con tutti gli altri simboli entra nell'attualità di questi giorni in cui si aspetta il nuovo PAPA.

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